Back to Index

Centauri

Origine del personaggio

La figura del centauro ha origine dall'amore sacrilego fra il re dei Lapiti e una sosia della dea Era, dalla cui unione nacque, appunto, Centauro, un essere deforme che si accoppiò con le giumente del Monte Pelio ed originò una razza di creature ibride, metà uomini e metà cavalli.

Dov'è nell'Inferno

Nel  VII  cerchio dell'inferno, dove sono puniti i violenti contro il prossimo.

Funzione

I centauri hanno il compito di saettare i dannati immersi nel Flegetonte, qualora questi emergano più del dovuto.

Come sono? (aspetto)

Creature del mito classico, umani fino alla vita e col resto del corpo equino.

Incontro con Dante

Dante vede i centauri che stanno scorrazzando nello spazio tra la frana e il fossato. Il primo a parlare è Nesso, che scambia i due poeti per dannati ed è zittito da Virgilio vuol parlare solo con Chirone. Quindi Virgilio spiega la situazione a Chirone, il quale incarica Nesso di prendere sulla groppa Dante e fargli guadare il fiume di sangue. Il centauro obbedisce e indica a Dante diversi dannati, prima di deporlo sull'altra sponda del Flegetonte, nel secondo girone.

Terzine

  Canto  XII ,  versi 52-102
Io vidi un'ampia fossa in arco torta,
come quella che tutto 'l piano abbraccia,
secondo ch'avea detto la mia scorta;

e tra 'l piè de la ripa ed essa, in traccia
corrien centauri, armati di saette,
come solien nel mondo andare a caccia.

Veggendoci calar, ciascun ristette,
e de la schiera tre si dipartiro
con archi e asticciuole prima elette;

e l'un gridò da lungi: «A qual martiro
venite voi che scendete la costa?
Ditel costinci; se non, l'arco tiro».

Lo mio maestro disse: «La risposta
farem noi a Chiròn costà di presso:
mal fu la voglia tua sempre sì tosta».

Poi mi tentò, e disse: «Quelli è Nesso,
che morì per la bella Deianira
e fè di sè la vendetta elli stesso.

E quel di mezzo, ch'al petto si mira,
è il gran Chiròn, il qual nodrì Achille;
quell'altro è Folo, che fu sì pien d'ira.

Dintorno al fosso vanno a mille a mille,
saettando qual anima si svelle
del sangue più che sua colpa sortille».

Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle:
Chiròn prese uno strale, e con la cocca
fece la barba in dietro a le mascelle.

Quando s'ebbe scoperta la gran bocca,
disse a' compagni: «Siete voi accorti
che quel di retro move ciò ch'el tocca?

Così non soglion far li piè d'i morti».
E 'l mio buon duca, che già li er'al petto,
dove le due nature son consorti,

rispuose: «Ben è vivo, e sì soletto
mostrar li mi convien la valle buia;
necessità 'l ci 'nduce, e non diletto.

Tal si partì da cantare alleluia
che mi commise quest'officio novo:
non è ladron, nè io anima fuia.

Ma per quella virtù per cu' io movo
li passi miei per sì selvaggia strada,
danne un de' tuoi, a cui noi siamo a provo,

e che ne mostri là dove si guada
e che porti costui in su la groppa,
chè non è spirto che per l'aere vada».

Chiròn si volse in su la destra poppa,
e disse a Nesso: «Torna, e sì li guida,
e fa cansar s'altra schiera v'intoppa».

Or ci movemmo con la scorta fida
lungo la proda del bollor vermiglio,
dove i bolliti facieno alte strida.

Back to Index